Euro: effetti sociali, effetti economici, considerazioni e prospettive
Data: 21/10/2005

Viste le numerose perplessità suscitate dall’ingresso della moneta unica nel mercato economico europeo, la “Libera Opinione” ha organizzato per il 21 Ottobre 2005 un incontro orientato a valutare gli effetti dell’Euro dal punto di vista delle sue ripercussioni in ambito economico e sociale. Alla domanda se la nuova moneta, a tre anni dalla sua introduzione, fosse utile o dannosa per le sorti del nostro Paese entrambi i relatori, procedendo per gradi, hanno ricostruito preliminarmente lo sfondo storico e culturale che ha condotto a suo tempo alla scelta della moneta unica, per poi seguire successivamente due differenti percorsi di analisi.

Secondo il Presidente della Fondazione del Monte dei Paschi, l’avvocato Giuseppe Mussari, aver introdotto l’Euro in una fase congiunturale sfavorevole ha significato garantire forte stabilità monetaria per i Paesi facenti parte dell’Unione europea. L’Italia soprattutto, a fronte di un aumento generalizzato dei prezzi al consumo registrato negli ultimi tempi, avrebbe guadagnato un notevole vantaggio competitivo all’interno del mercato globale; un vantaggio dato principalmente dall’incremento della stabilità e della ricchezza complessiva. Ma se l’abbassamento dei tassi di interesse avrebbe facilitato l’accesso al credito ed ingigantito il volume degli investimenti, soprattutto finalizzati alla compravendita di beni immobili, la globalizzazione, l’arrivo delle merci cinesi altamente concorrenziali e l’allargamento dell’Unione europea verso est sarebbero stati fin dall’inizio i sintomi di una cronica perdita di competitività da parte del nostro sistema produttivo. Un malessere da affrontare con tutti i mezzi necessari per calmierare gli effetti di una crisi recessiva che altrimenti rischierebbe di inficiare gli effetti benefici della moneta forte.

Di diverso parere il Prof. Riccardo Gullo, docente di Economia industriale, nonché consulente dell’ex Ministro La Malfa, secondo cui sarebbe invece necessario mettere in disparte certi pregiudizi spesso infondati e cominciare a considerare la concorrenza extraeuropea, soprattutto cinese, come un dato oggettivo di cui tener conto nelle scelte programmatiche poste in essere dal governo. Difatti per il Prof. Gallo uno dei limiti del nostro Paese consisterebbe nell’assenza di linee guida che guardino al futuro, avendo preferito al loro posto agevolazioni di mercato limitate a misure contingenti di breve periodo. Le stesse privatizzazioni non avrebbero prodotto i risultati sperati in termini di crescita economica proprio perché viste più come un passaggio obbligato per liberare lo Stato da oneri insostenibili e non anche come l’opportunità di rendere disponibili sul mercato risorse patrimoniali preziose.

Data l’importanza del tema trattato, la stampa locale non si è astenuta dal dedicare a questo convegno ampio risalto, veicolandone i contenuti attraverso la pubblicazione di numerosi articoli e trafiletti.