Sistemi elettorali elezioni primarie e partecipazione dei cittadini
Data: 16/09/2005

A distanza di pochi mesi dall’ultimo incontro, la sessione autunnale degli eventi organizzati dalla “Libera Opinione” per l’anno 2005 si è inaugurata all’insegna del binomio sistema elettorale - partecipazione al voto. Sulla scia delle precedenti elezioni americane ed in prospettiva di modificare il sistema partitico italiano in senso strettamente dualista, l’opinione pubblica da qualche mese si stava interrogando sull’eventualità di introdurre nel nostro ordinamento l’istituto delle elezioni primarie. Un primo esperimento era già stato compiuto nell’autunno del 2004, quando l’Unione si era servita di questa procedura per designare il candidato che avrebbe concorso alla poltrona di Presidente della regione Calabria; un altro simile esperimento si stava ripetendo in vista delle politiche del 2006. Si trattò di una esperienza inconsueta per il nostro Paese, estraneo per tradizione politica ad una prassi che solo in pochi paesi dell’area anglosassone aveva storicamente attecchito dal punto di vista istituzionale.   

La riforma dell’anno successivo avrebbe apportato sostanziali modifiche al sistema elettorale italiano, ribaltando l’ottica con cui era stata concepita la precedente legislazione del 1993: non più collegi uninominali ma proporzionale puro, sebbene corretto da un corposo premio di maggioranza da attribuire alla coalizione vincente. In più la sempre più stretta interdipendenza tra i soggetti politici orbitanti attorno alle due principali coalizioni preannunciava la nascita di due grandi partiti, gli stessi che di lì a poco avrebbero occupato quasi interamente la scena politica nazionale.   

Queste le premesse da cui è scaturita l’esigenza di valutare i risvolti pratici di uno scenario che, pur in via di definizione, sembrava orientato a favorire l’introduzione delle primarie in ambito nostrano. Era quantomeno ipotizzabile un modo nuovo di concepire la competizione elettorale, configurabile in tal senso come prodotto delle reali istanze provenienti dal corpus elettorale, e non più come l’espressione autoritaria delle oligarchie di partito.   

Il convegno del 16 settembre 2005 è stato un’opportunità per confrontare al riguardo due diverse correnti di pensiero, rappresentate nell’occasione dal Prof. Tommaso Edoardo Frosini (Docente di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università degli studi di Sassari) e dalla Prof.ssa Laura Sturlese (Docente di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università degli Studi di Firenze). Entrambi hanno esaminato da differenti prospettive l’analisi evolutiva del rapporto tra partiti politici e cittadini, osservandone gli sviluppi nelle diverse caratterizzazioni spazio-temporali. Si è convenuto che le elezioni primarie avevano rappresentato storicamente, e continuano a rappresentare per molte realtà a vocazione maggioritaria, la sublimazione più alta di questo rapporto. Ma seppur indicative di un modo più democratico di pensare alla partecipazione politica, in conclusione del dibattito non si è potuto pervenire ad un giudizio condiviso sugli effetti di una loro applicazione in Italia, in riferimento al fenomeno preoccupante della disaffezione al voto. Non è infatti detto che responsabilizzando maggiormente l’elettore, magari coinvolgendolo direttamente nella scelta preliminare dei candidati, si riscontri poi una maggiore partecipazione alle urne. Un esempio fra tutti gli Stati Uniti ove, nonostante le consultazioni primarie rappresentino un tassello determinante del procedimento elettorale, si continua a registrare uno dei tassi più alti di astensione rispetto alle altre democrazie occidentali.